Sanità di Serie B

Dal Convegno tenutosi il 19 febbraio 2018 al Teatro Comunale di San Cesareo
IL FALLIMENTO DELL’ASSISTENZA SOCIO SANITARIA TERRITORIALE SOTTO IL GOVERNO ZINGARETTI
(Parte dell’intervento di Pier Luigi Impedovo, relatore del convegno e già Consulente del Gruppo M5S per l’analisi del Sistema Sanitario Regionale nei passati 4 anni e co-redattore del programma M5S Sanità Regione Lazio 2018/23)

Per prima cosa qualche numero per far capire.
Quasi il 40% dei cittadini Laziali soffre di almeno una malattia cronica. La maggior parte di questi ha oltre 55 anni. Le principali patologie riguardano nefropatie, malattie polmonari e cardiopatie. Stiamo parlando di 2,2 milioni di cittadini laziali su un totale di 5,5 milioni!
Il 70% della spesa sanitaria della Regione si canalizza su questi 2,2 milioni di pazienti. Stiamo parlando di 8 miliardi di euro circa che riguardano il sostegno ai malati cronici.
Ma se segmentiamo ulteriormente possiamo ripartire i malati cronici i 3 macro fasce:
1) Cronici con classe di gravità LIEVE: sono circa l’80% dei cronici, ovvero 1,8 milioni di cittadini e assorbono il 55% della spesa dedicata alle cronicità, ovvero 4,4 miliardi di euro
2) Cronici con classe di gravità MEDIA: sono circa il 16% dei cronici, ovvero circa 350 mila pazienti ed assorbono circa 2 miliardi della spesa sanitaria regionale
3) Cronici con classe di gravità GRAVE: sono circa il 4% dei cronici, ovvero solo 88 mila cittadini ed assorbono ben 1,5 miliardi della spesa sanitaria regionale. Il costo medio di tale paziente è pari a circa 18 mila euro l’anno.
Insomma, un’organizzazione razionale avrebbe dedicato a tali pazienti un’ATTENZIONE PRIVILEGIATA e PRIORITARIA!

In diretta dal Teatro Giulanco di San Cesareo con Pier Luigi Impedovo e Valentina Corrado!Ecco i problemi che ci sono dietro la Sanità Regionale Collegatevi!

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle San Cesareo su lunedì 19 febbraio 2018

Seguendo il principio di gradualità ci si sarebbe dovuti attivare immediatamente per un’ identificazione puntale (tramite REGISTRO) e un’immediata presa in carico finalizzata ad evitare ricorsi inappropriati al pronto soccorso o ospedalizzazioni inappropriate.
Invece non esiste NEANCHE UN REGISTRO DELLE CRONICITA’. Così come non esiste quello delle non autosufficienze, delle malattie rare o delle fragilità in genere.
NON è STATA IDENTIFICATA neanche la figura professionale CHE AVREBBE DOVUTO RAPPRESENTARE IL GESTORE RESPONSABILIZZATO DELLA PRESA IN CARICO PER TALE FASCIA DI PAZIENTI. (Non a caso sia il Chronic Care Model Toscano e sia i CReg Lombardi prevedono con modalità differenti l’identificazione di un GESTORE responsablizzato).
Il costo di tali pazienti dovuto alla mancata presa in carico si è tradotta IN ABBANDONO DELLE TERAPIE FARMACOLOGICHE, RIOSPEDALIZZAZIONI, RIACUTIZZAZIONE, OSPEDALIZZAZIONI INAPPROPRIATE, RIDONDANZA DELLE PRESTAZIONI SPECIALISTICHE AMBULATORIALI, RICORSO AL PRONTO SOCCORSO, ECC.
Il Costo per il paziente però si è tradotto in abbandono, spesa aggiuntiva verso sanità privata e molto spesso in MORTALITA’!
L’attuale sistema è quindi RESPONSABILE DELL’ABBANDONO DI QUESTA FASCIA DI NOSTRI CONCITTADINI!
I medici di famiglia sono assolutamente deresponsabilizzati nella gestione degli assistiti e difficilmente sanno individuare tra questi coloro che soffrono di patologie croniche. Figuriamoci se ne presidiano l’iter assistenziale che dovrebbe prevedere appunto una sorveglianza permanente, sia dal punto di vista delle terapie farmacologiche, delle prenotazioni specialistiche o dell’assistenza domiciliare e così via.
Se facciamo un giro nei pronto soccorso, li vediamo invasi da una popolazione anziana e malata che non ha alcun riferimento se non l’ospedale, unico luogo fisico riconosciuto come riferimento per le cure.
I numeri parlano chiaro e sono immutati anche sotto la gestione zingaretti. Gli accessi inappropriati, ovvero quello riferiti a pazienti assistibili sul territorio, sono circa il 70%, ovvero su 2 milioni di ricoveri ben 1,4 potrebbe essere gestito da strutture territoriali!
NULLA E’ CAMBIATO DAL 2013 ad oggi!
Alla faccia dell’integrazione socio sanitaria e alle prese in carico paventate!
Per questo il miglioramento nella gestione del servizio territoriale rappresenta la vera rivoluzione del progetto sanità del Movimento.
Il mancato funzionamento del territorio a causa di qualsiasi integrazione socio sanitaria ospedaliera, l’assenza totale dell’identificazione (istituzione dei registri per patologia), della presa in carico individuale del processo assistenziale dei pazienti fragili, cronici o non autosufficienti e la relativa mancata identificazione e responsabilizzazione di un GESTORE della presa in carico per fasce di fabbisogno, sono le cause del collasso conseguente del sistema di accoglienza in emergenza e in ricovero ospedaliero. L’inappropriatezza degli accessi al pronto soccorso, i tempi di attesa per le prestazioni poliambulatoriali, l’inappropriatezza dei ricoveri medici per motivi diagnostici o per indimissibilità dei pazienti sono tutti conseguenti al mal funzionamento del territorio, oggi percepito come assente e intangibile malgrado l’istituzione delle Case della Salute.
CASE DELLA SALUTE: DI CHI?
Non è costruendo o istituendo Case della salute, tagliando nastri e utilizzando il finanziamento non per finalità strutturali ma per accordi inutili con i medici di base, che si risolve il problema del territorio e dell’assistenza alle fragilità. Le case della salute sono degli edifici fantasma!
Anche se nascono con un intento rispettabile, ovvero quello di essere punto di orientamento all’assistenza anche alle cronicità, offrire specialistica ambulatoriale, continuità assistenziale, assistenza domiciliare, si sono fermate davanti a questo intento.
La funzione più necessaria non è mai stata implementata, ovvero la DEGENZA INFERMIERISTICA. Sono stati dismessi ospedali perdendo il patrimonio sia strutturale e sia professionale senza utilizzarlo per trasformare questi presidi in veri centri territoriali utili a diverse VERE necessità correlate sia all’emergenza e sia alla presa in carico.
Le parole: centralità del cittadino, riconoscibilità, accessibilità, integrazione, semplificazione, appropriatezza, punto di riferimento, autorevolezza e affidabilità, cavalcate da Zingaretti all’atto della presentazione del progetto, sono rimaste parole al vento.
Le funzioni residenziali e sociali, la degenza infermieristica, e il modulo di emergenza SONO STATI COMPLETAMENTE DISATTESI.
I VERI MOTIVI DEL FALLIMENTO DELLE CASE DELLA SALUTE POSSONO ESSERE RIASSUNTI IN:
1) Assenza di un registro che identifichi i pazienti fragili e cronici
2) Assenza di un gestore responsabilizzato nel processo di presa in carico
3) Assenza di un sistema vero e funzionale di gestione delle emergenze
4) Assenza della degenza infermieristica
5) Assenza di un impiego delle risorse economiche razionale
Sarebbero bastate delle riconversioni razionali degli ospedali generalisti, cioè di quelli non solo ridondanti in termini di discipline ma soprattutto pericolosi in termini di mortalità, in strutture intermedie “leggere” territoriali (che potremmo chiamare SIT) a basso tasso d’assistenza medico-sanitario ed alto tasso di accudimento adibite alla presa in carico delle cronicità, fragilità, non autosufficienze…
Che si sarebbero pututi abbinare ai capillarizzati e geolocalizzati Moduli d’Emergenza Territoriale (MET) finalizzati alla stabilizzazione del paziente grave (ove il fattore tempo salva la vita) ed alla risoluzione delle emergenze relative ai codici meno gravi.
Quindi si potrebbero e si sarebbero pututi utilizzare gli strumenti e professionalità degli ospedali riconvertiti per creare delle modalità funzionali di gestione dell’emergenza finalizzati alla STABILIZZAZIONE DEL PAZIENTE e parallelamente potenziarli con dei CENTRI DI CONTINUITA’ ASSISTENZIALI in cui inserire figure professionali responsabilizzate alla presa in carico.
Un’ipotesi potrebbe essere quella del CASE MANAGER, che rappresenterebbe certamente un grosso investimento, se si pensa che ce ne vorrebbero almeno 2000 nel Lazio per un costo che potrebbe ammontare a circa 100-130 milioni di euro.
Ma tale investimento andrebbe controbilanciato al numero delle ospedalizzazioni in meno che ne conseguirebbero, all’efficientamento di tutto il sistema liste di attesa ed emergenza e soprattutto al benessere del cittadino.
BENESSERE CHE, NON DIMENTICHIAMOCI, HA UN VALORE.
ANZI E’ IL VALORE!
PER CHIUDERE, QUESTI DOVREBBERO ESSERE IN PILLOLE i principali INTERVENTI DA ATTUARE :
1. Istituzione dei registri delle cronicità, delle disabilità, delle non autosufficienze, delle malattie rare e delle fragilità atto ad identificare il fabbisogno assistenziale e a programmarne adeguatamente le strutture territoriali e ospedaliere per fronteggiarlo.
2. Omogeneizzazione organizzativa e informativa dei distretti non solo nell’ambito di una stessa azienda ma anche a livello regionale con adeguamento e unificazione dei protocolli e orari. La disomogeneità dei servizi crea iniquità e disuguaglianze non accettabili.
3. Istituzione o riconversione delle Case della salute in strutture intermedie “leggere” territoriali (abbinabili ai MODULI DI EMERGENZA TERRITORIALE (MET) finalizzati a stabilizzazione e gestione emergenza) con reparti anche di degenza infermieristica dedicati alla patologie croniche, alle non autosufficienze e alle fragilità.
4. Riforma della medicina generale di base: verrà rivalutato il numero massimo degli assistiti, verranno applicati criteri di remunerazione differenti abbinati a nuovi parametri di responsabilizzazione sull’assistito (es: numero di ricorso al pronto soccorso inappropriato dell’assistito, abbandono terapia farmacologica, ritardo accertamenti diagnostici, ecc,)
5. Istituzionalizzazione e responsabilizzazione in quanto gestori di processo di nuove figure professionali quali l’infermiere di prossimità da inserirsi nelle strutture intermedie leggere o il Care Manager presso i centri di continuità assistenziale territoriale
6. Ottimizzazione dei percorsi post acuzie, sia di quelli riferiti alle riabilitazioni e sia di quelli riferiti a dimissioni protette, assistenza domiciliare o inserimento in strutture residenziali. Potenziamento e responsabilizzazione del concetto di presa in carico e percorso di assistenza individuale affidato a preciso gestore.
7. Unificazione e centralizzazione delle liste di attesa della post acuzie (codici 56-28-75-60 lungodegenza riabilitativa) e centralizzazione regionale di apposita struttura
8. Riconversione degli ospedali generalisti, non solo ridondanti in termini di discipline ma
soprattutto pericolosi in termini di mortalità in strutture intermedie “leggere” territoriali (che potremmo chiamare SIT) a basso tasso d’assistenza medico-sanitario ed alto tasso di accudimento adibite alla presa in carico delle cronicità, fragilità, non autosufficienze, abbinati ai capillarizzati e geolocalizzati Moduli d’Emergenza Territoriale (MET) finalizzati alla stabilizzazione del paziente grave (ove il fattore tempo salva la vita) ed alla risoluzione delle emergenze relative ai codici meno gravi
9. Risoluzione del problema LISTE DI ATTESA mediante le seguenti azioni:
1) MONITORAGGIO E CONTROLLO DELLE PRESTAZIONI ISTITUZIONALI
2) ASSEGNAZIONE BUDGET DELLE PRESTAZIONI ISTITUZIONALI ai singoli medici specialisti ambulatoriali e ospedalieri basato su nomenclatore di categoria
3) INSERIMENTO DI TUTTI GLI AMBULATORI, ANCHE ACCREDITATI, NELLE AGENDE RECUP.
4) ELIMINAZIONE IMMEDIATA DELL’INTRAMOENIA IN FORMA ALLARGATA:
5) OBBLIGO DI PRESENTAZIONE CONTABILITA’ E BILANCI SEPARATI ALPI

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